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Ponte Sublicio

Il nome deriva dal termine sublica, attribuito alla lingua volsca, con il significato di “tavole di legno”. Il ponte era infatti costruito originariamente interamente in legno e vi è legato il mitico episodio di Orazio Coclite, nei primi anni della repubblica romana.

Il più antico ponte di Roma oltrepassava il fiume Tevere poco a valle dell’Isola Tiberina, in corrispondenza dell’antico guado che rappresentava una tappa obbligata del percorso nord-sud in epoca protostorica, ai piedi dell’Aventino. La sua costruzione è attribuita al re Anco Marzio (642 – 617 a.C.) da Tito Livio e da Dionigi di Alicarnasso.

Dell’antico ponte, noto oggi come ponte Aventino o ponte Marmoreo, non resta oggi alcuna traccia, ma la sua ubicazione era all’altezza dell’odierna via del Porto, all’estremità settentrionale del complesso del San Michele.

Il ponte subì frequenti restauri e ricostruzioni (60 a.C., 32 a.C., 23 a.C., 5 d.C., 69 d.C., sotto Antonino Pio e forse sotto gli imperatori Traiano, Marco Aurelio e Settimio Severo). Sulle raffigurazioni monetali di epoca imperiale compaiono alle estremità archi con statue.

Cospicue tracce del ponte sono state visibili nell’alveo del Tevere fino al 1890 circa, quando i resti furono completamente demoliti, nell’ambito delle misure di risistemazione del corso urbano del fiume, come misura di prevenzione delle piene.

Dello scomparso ponte romano porta la stessa denominazione il ponte  che congiunge le due rive del Tevere all’altezza di Piazza di Porta Portese con Piazza dell’Emporio.

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